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Allestimento: dettaglio con modello del San Girolamo scrivente

“Caravaggio. La bottega del genio”
Per scoprire Caravaggio scrutando attraverso i suoi processi creativi, per cogliere la portata rivoluzionaria del suo modo di dipingere, che segnò una svolta definitiva alle sorti dell’arte non solo del Seicento, ma di tutti i secoli a seguire

La mostra, presentata dal 22 dicembre al 29 maggio dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma presso le Sale Quattrocentesche di Palazzo Venezia, intende mettere in luce uno degli aspetti ancora poco noti di quest’artista, ovvero la sua tecnica esecutiva, ancora non indagata in maniera esaustiva. Curata da Claudio Falcucci, essa si pone al termine delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte del grande pittore lombardo, sottolineando il fatto che, malgrado la ricca bibliografia fiorita attorno al pittore lombardo, restino ancora da scrivere alcune pagine sulla sua figura.
Sotto quest’ottica, la mostra si configura come un’«iniziativa anomala che non contiene opere d'arte ma percorsi creativi». Quattro percorsi, dunque, o quattro ipotesi, formulate a partire dalle fonti contemporanee all’artista di Mancini, Baglione, Sandrart, Bellori così come L’inventario delle robbe del 1605, che si snoderanno attorno ad alcune opere, quali la Canestradi frutta, il San Girolamo scrivente, il Bacchino malato e la Medusa, utilizzando come modelli delle sculture in vetroresina realizzati dalla Plastikart Studio di Istvan Zimmermann.
Ne risulteranno alcuni elementi di interesse, che al lettore contemporaneo possono sembrare scontati, ma che per l’epoca furono una vera e propria ondata di rinnovamento. La luce, in primo luogo, una luce che non è più generica e universale, ma che solitamente attraversa le sue opere come un raggio, posandosi sulla scena infrangendo il silenzio del fondo scuro per cadere ed illuminare l’evento drammatico, lì dove avviene il racconto narrativo. I personaggi, che scelti nelle strade hanno perso i caratteri idealizzati ed eterei e quasi sfacciatamente si presentano all’osservatore con difetti e verità, senza potersi più nascondere dietro il velo dell’illusione. E ancora, più difficile da definire, il coinvolgimento, quella particolare capacità di Caravaggio di attirare l’attenzione su un dettaglio, che sia uno spartito musicale, un frutto ormai appassito o qualsiasi elemento che richiama lo sguardo inducendo a entrare nell’opera, per immergersi in una dimensione dove non esistono più le barriere tra l’arte e la vita.
Il visitatore percorrerà, dunque, un itinerario espositivo che illustra le tecniche esecutive di Caravaggio a partire da alcuni importanti interrogativi riguardanti il modo in cui l’artista illuminava i modelli, sui modi utilizzati per la loro riproduzione sulla tela, anche attraverso strumenti ottici tra cui lenti e specchi ed altre tematiche di grande interesse che talvolta toccano questioni ancor oggi irrisolte.

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