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Patto per lo sviluppo: ecco dal “Ruics 2006”, il posizionamento dell’Umbria per competitività e innovazione

Secondo lo studio del ‘Ruics 2006’, in Umbria bisogna organizzare e mettere a leva gli sforzi perché le risorse umane, materiali e finanziarie presenti non si disperdano e possano produrre effetti permanenti sulla struttura del sistema economico regi

L’Umbria si colloca all’undicesimo posto nella graduatoria tra le regioni italiane per le potenzialità competitive di crescita e innovazione. È quanto emerge dal “Ruics 2006” (Regione Umbria innovation & competitiveness scoreboard), il quadro di valutazione della competitività e dell’innovazione in Umbria, elaborato dal Servizio di programmazione strategica generale e controllo strategico della Regione. Lo studio, alla terza edizione, è stato illustrato oggi a Perugia, ai rappresentanti delle forze economiche e sociali della regione con un seminario che si inserisce tra le attività di supporto del Patto per lo sviluppo. Presente, tra gli altri, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mario Giovannetti.
“Nel complesso – ha detto il direttore dell’Area della programmazione regionale Lucio Caporizzi - l’Umbria arretra di qualche posizione rispetto all’anno precedente, in cui si collocava al settimo posto tra le regioni italiane, ma presenta un miglioramento nel triennio. Prosegue il percorso di recupero rispetto alle regioni più dinamiche, con la conferma di ‘performance’ nella media, in un quadro di competitività italiano che non è particolarmente brillante. In materia di capacità innovativa, uno dei principali fattori che determinano lo sviluppo economico – ha spiegato Caporizzi - secondo gli indicatori europei, l’Italia si colloca infatti solo al ventesimo posto (su 34 Paesi), tra i Paesi ritardari. Dati e valutazioni – ha aggiunto – che sono un importante strumento conoscitivo dei punti di forza e criticità dell’Umbria, su cui intervenire insieme per lo sviluppo del sistema economico regionale”.


Dal raffronto tra i “Ruics” dal 2004 al 2006, hanno spiegato Mirella Castrichini e Carlo Cipiciani del Servizio di programmazione generale della Regione, emerge che “nonostante l’Umbria abbia migliorato le sue ‘performance’, altre regioni (quali Liguria, Trentino Alto Adige e Veneto), hanno registrato miglioramenti più significativi”.
“L’Umbria – evidenzia il ‘Ruics 2006’ - prosegue, seppure con minore velocità, il percorso di recupero, anche se la maggior velocità di alcune altre regioni la fa allontanare di qualche posizione dal gruppo di testa. Ciò non significa che la situazione sia peggiorata, ma che nel cammino verso l’innovazione l'Umbria ha ancora molta strada da fare e che progressi significativi sono certamente possibili, ma richiedono uno sforzo costante e condiviso da parte di tutti gli attori socio-economici e istituzionali della regione”.
“Lo scivolamento dell’Umbria rispetto al 2005
– ha rilevato il professor Sergio Sacchi, docente di Politica dello sviluppo locale dell’Università di Perugia – è conseguenza della corsa di alcune regioni del Centro-nord. Anche per questo sarebbe importante discutere del ‘Ruics’ dell’Umbria allargando il confronto a realtà similari, quali Marche e Toscana, per rifuggire da provincialismi e da erronee interpretazioni su ‘performance’ di altre regioni”.
Dalla valutazione sulle potenzialità competitive di crescita e innovazione dell’Umbria, hanno spiegato Castrichini e Cipiciani, si rileva che l’Umbria arretra in particolare nell’area “Innovazioni finanziarie, di prodotto e di struttura di mercato” del “Ruis” (l’indice che misura la capacità innovativa del sistema economico regionale) e in quella “Apertura all’esterno” del “Rumes” (che valuta il potenziale competitivo dell’ambiente macroeconomico regionale).
Per altri indicatori, specialmente per “Crescita economica”, che analizza il grado di dinamicità del sistema economico regionale, si riscontrano invece segnali di miglioramento. Si consolida la buona performance dell’Umbria nell’area “Risorse umane”, anche se ciò “non è sufficiente a compensare il peggioramento delle altre aree”.
L’Umbria presenta molti punti di forza: un elevato tasso di copertura del commercio di prodotti “high tech”, in consolidamento; una buona dinamicità del “Pil” (prodotto interno lordo), superiore alla media nazionale e in miglioramento, e una buona crescita del settore dei servizi, in miglioramento rispetto alla quasi totalità delle regioni italiane. Dallo studio emergono anche criticità: un basso grado di apertura verso l’estero, “che presenta però qualche segnale di miglioramento”; una produttività del lavoro che si mantiene al di sotto della media nazionale, “ma che registra un significativo recupero” e un andamento negativo nella crescita degli investimenti (tranne nel 2005) e un conseguente peggioramento nel tasso di accumulazione del capitale.


In particolare, il risultato complessivo dell’analisi sull’ambiente macroeconomico (“Rumes”) evidenzia un quadro di valutazione regionale per il 2006 che per l’Umbria comporta un miglioramento nella graduatoria dalla tredicesima alla decima posizione.
Dall’osservazione dei dati dal 2004 al 2006, gli indicatori che evidenziano un miglioramento costante sono: i laureati in discipline tecnico-scientifiche, il numero di diplomati, gli occupati nel settore dei servizi ad alta o medio alta tecnologia, la diffusione della banda larga nelle imprese, l’utilizzo di internet da parte delle imprese, la percentuale di esportazioni sul Pil, gli incassi della bilancia dei pagamenti tecnologica, gli investimenti diretti netti all’estero e la produttività del lavoro.
Gli indicatori che evidenziano un miglioramento rispetto al primo anno sono la partecipazione rispetto alla formazione permanente, l’utilizzo di internet da parte delle famiglie, le imprese attive nel campo della “It” (Information Technology), l’infrastrutturazione economica, il tasso medio annuo di crescita del Pil e del settore dei servizi. Evidenziano, invece, un peggioramento rispetto al primo anno l’occupazione nel settore manifatturiero “high tech”, la spesa pubblica e privata in ricerca e sviluppo, i brevetti presentati all’Unione Europea, gli addetti alla ricerca e sviluppo, gli investimenti in capitale di rischio “high tech”, il tasso di natalità netta delle imprese, l’export di prodotti “high tech” e il tasso di copertura del commercio nel settore, il tasso medio annuo di crescita degli investimenti e il tasso di accumulazione del capitale.
“Si tratta di organizzare e mettere a leva gli sforzi – conclude lo studio del ‘Ruics 2006’ - perché le risorse umane, materiali e finanziarie presenti in Umbria, come mostrato dagli indicatori presi in esame, non si disperdano e possano produrre effetti permanenti sulla struttura del sistema economico regionale”.