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Ritorna Eolo, la macchina ad aria compressa

Dopo 7 anni d’insuccessi e continui rinvii dovrebbe presto entrare in commercio in India. La Tata Group prevede la messa in vendita dei primi seimila esemplari nell'agosto 2008 e ci sono già accordi per portare la Citycat in altri 12 paesi

Era il 2001 quando al Motorshow di Bologna Guy Nègre, un ingegnere francese con alle spalle diversi anni in Formula Uno come progettista di motori alla Williams, presentò la Eolo, un'automobile costruita interamente in alluminio tubolare, fibra di canapa e resina, con motore ad aria compressa.
Stando alle sue dichiarazioni, questa straordinaria vettura, leggerissima ed ultraresistente, era in grado di percorrere 100 Km con meno di un euro, poteva raggiungere una velocità di 110 Km/h e funzionare per circa 10 ore consecutive nell'uso urbano.
Il veicolo avrebbe dovuto rifornirsi, nel giro di qualche ora, con un compressore interno collegato ad una presa della corrente, richiedere poca manutenzione e costare relativamente poco.
Dallo scarico sarebbe uscita solo aria fredda, utilizzabile d'estate per l'impianto di condizionamento.

Grazie a queste affermazioni incontrollate, quando fu presentata fece un grande scalpore, tanto che il produttore venne subissato di richieste di prenotazione.
La produzione sarebbe dovuta partire pochi mesi dopo, all'inizio del 2002, ma non si ebbero più notizie del progetto e cominciarono a girare in Rete ipotesi di complotti imputabili alle Sette Sorelle (le sette grandi multinazionali del petrolio nate alla fine dell'Ottocento) che per continuare a prosperare avrebbero impedito la realizzazione dell’auto.
Se così fosse, non si capirebbe perchè oggi, a distanza di pochi anni, l‘auto dovrebbe realmente entrare in commercio (l’uso del condizionale è d’obbligo, visti i precedenti).
In assenza di dichiarazioni da parte del progettista e produttore, che non si è mai pronunciato in merito agli enormi ritardi del progetto, possiamo solo avanzare ipotesi, attenendoci a quanto è stato possibile ricostruire con i dati certi disponibili.


Per realizzare la sua idea, Guy Nègre ha creato una società, la MDI (Moteur Developpment International) con sede a Carros, vicino Nizza, nel sud della Francia.
Questa società ha ceduto la licenza per la costruzione e commercializzazione dell’auto alla Eolo International che, a sua volta, ha fatto altrettanto con le società nate nei diversi Paesi (Italia compresa) per realizzare il progetto.
E così è nata la Eolo Auto Italia, i cui dirigenti, dopo aver rimandato di anno in anno l'inizio della produzione a data da destinarsi e aver tenuto in cassa integrazione i 74 dipendenti assunti, nel 2005 hanno dovuto licenziarli definitivamente.
I soci della Eolo Auto Italia quindi, dopo aver investito circa 6 milioni di euro, hanno deciso di citare in tribunale la francese MDI, colpevole di non averli messi nelle condizioni di produrre l’auto, non fornendo loro le specifiche progettuali per costruire il motore; d’altra parte nessuna società che ha acquistato le licenze di produzione è riuscita a commercializzare l'auto.
Pare infatti che siano sopraggiunti dei problemi tecnici che abbiano quasi fermato lo sviluppo della Eolo, primo fra tutti la formazione di ghiaccio nel motore.


Capire perché ciò avvenga richiede una spiegazione tecnica.
Concettualmente il funzionamento dell’auto si deve all’utilizzo dell'espansione dell'aria come vettore di energia: l'aria compressa esce dai serbatoi a temperatura estremamente bassa e con pressione elevata, circa 300 bar e la sua espansione viene utilizzata per muovere un pistone o una turbina collegati ad un albero.
La costruzione in condizioni reali di utilizzo provoca però un problema tecnologico difficilmente superabile: l'aria compressa, decomprimendosi da così alte pressioni, si raffredda fino a -40°C e fa congelare la condensa, sempre presente nell'aria (anche se essiccata), all'interno dell'impianto del motore, bloccandolo dopo pochi minuti di utilizzo.
Non vi è al momento notizia di auto prodotte con questa tecnologia che siano state in grado di funzionare in condizioni normali per più di pochi minuti e la prova su strada della Eolo operata dal mensile Quattroruote nell’aprile 2002 riscontra lo stesso inconveniente.

I tecnici della MDI si giustificarono dicendo che il veicolo era ancora allo stato embrionale e si sarebbe provveduto alla soluzione degli inconvenienti con la messa a punto definitiva.
Se oggi si sia riusciti in tale impresa non è ancora dato saperlo, tuttavia qualcosa si muove e pare che l’accordo stretto il 15 febbraio 2007 dall’MDI con la società indiana Tata Group, il primo gruppo automobilistico indiano, stia per dare i suoi frutti
Il progetto sviluppato in sinergia prevede la realizzazione di un'economica citycar con velocità massima di 50 km/h e autonomia di 200 km, dotata anche di un motore a scoppio per fornire velocità fino a 100 Km/h.
Per lasciarsi alle spalle gli insuccessi della Eolo, l’auto è stata subito ribattezzata MiniCAT, dove il prefisso Mini si deve alle ridotte dimensioni e il suffisso CAT alla tecnologia utilizzata (Compressed Air Technology).
La Tata Group prevede la messa in vendita dei primi seimila esemplari nell'agosto 2008 e ci sono già accordi per portare la Citycat in altri 12 paesi, fra cui Germania, Francia, Usa, Spagna, Brasile, Israele e Sud Africa.
La notizia è stata data di recente da BBC News.
Sarà vero?



Victor Daiani